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Lavoro. Com'è cambiata l'offerta in Italia negli ultimi 10 anni

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Com’è cambiata l’offerta di lavoro nelle ripartizioni italiane a 10 anni dalla predisposizione della Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro ? Secondo Atlante Prometeia le forze di lavoro in età compresa tra 15 e 64 anni sono aumentate al Centro-Nord (+0,7% in media all’anno), sono diminuite al Mezzogiorno (-0,2%), mentre gli inattivi (ossia coloro che non sono occupati né in cerca di occupazione) hanno seguito una dinamica opposta. Dieci anni in cui, dunque, l’area strutturalmente più fragile del paese vede peggiorare la propria dotazione di risorse rispetto al resto d’Italia anche dal lato del lavoro . A seguito dei provvedimenti che nel corso del decennio hanno progressivamente innalzato l’età pensionabile, il tasso di attività aumenta per i lavoratori più anziani tra il 55 e i 64 anni: al Centro-Nord cresce di circa 20 punti percentuali, al Mezzogiorno, per quanto meno marcato, l’incremento è comunque significativo (dal 34% del 2004 al 43% nel 2014). L’impatto della crisi, trasversale a tutte le aree, ha comportato un aumento delle persone che, pur essendo in età lavorativa, vanno ad ingrossare le file degli inattivi, adducendo come motivazione di inattività la convinzione di non riuscire a trovare un impiego. L’effetto scoraggiamento al Centro-Nord s’inasprisce con la recessione, mentre gli inattivi scoraggiati del Mezzogiorno complessivamente crescono meno che nel resto d’Italia ma pesano di più: nel 2014 rappresentano il 20% degli inattivi totali, rispetto al 9% del Centro-Nord . Gli anni 2011-2014, inoltre, hanno visto al Sud una riduzione di coloro che si dichiarano inattivi per motivi di studio e di formazione professionale, riduzione che non trova riscontro nelle altre aree. Il fenomeno va monitorato perché potrebbe essere il sintomo della rinuncia a percorsi di istruzione/formazione più qualificanti a favore della ricerca di un’occupazione, come conseguenza di una crisi più prolungata e intensa in quest’area. Se si torna all’evoluzione del tasso di attività, il Mezzogiorno desta preoccupazione sotto un altro profilo: nella classe d’età 45-54, che comprende l’ultima generazione del baby boom, l’indicatore nell’ultimo decennio aumenta in tutte le aree tranne che al Sud, ad evidenziare la difficoltà di un lavoratore non più giovane, ma privo dei requisiti pensionistici, di ricollocarsi su un mercato del lavoro, peraltro asfittico, come quello meridionale. Nel 2014 il Mezzogiorno si ritrova, dunque, con una forza lavoro inferiore a quella di 10 anni prima, con più inattivi e con il rischio di non riuscire a valorizzare le potenzialità del proprio capitale umano, tutti punti di debolezza che contribuiscono a rendere il percorso di uscita dalla crisi per l’economia meridionale più lento e incerto rispetto a quello che coinvolgerà il resto del paese.

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