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Welfare e federalismo, dalla spesa storica ai fabbisogni standard (Antonio Ferrentino)

Lo scorso 22 luglio il Governo ha approvato lo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di determinazione dei fabbisogni standard di comuni, città metropolitane e province. Una tappa di notevole impatto sulla strada dell’attuazione del federalismo e delle politiche di welfare ad esso connesse. Normale che sia così, perché il campo d’ azione delle politiche del welfare è molto ampio ed è argomento di interesse per tutte le categorie sociali. Strumenti di intervento ci sono. Ne ricordiamo qualcuno come il Fondo nazionale per le politiche sociali, il Fondo per le politiche della famiglia, il Fondo per le politiche giovanili, il Fondo per la non autosufficienza, il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, il Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, il Fondo nazionale per l’inclusione sociale degli immigrati, ed altri ancora. Tutte fonti di finanziamento che muovono una ingente mole di denaro. Ragion per cui, è importante che vengano ben spesi. Ed è in questa direzione che sembra muoversi il Governo. Infatti, il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri contempla l’abbandono del criterio della spesa storica nell’affidamento delle risorse economiche ai diversi livelli territoriali di governo. Cosa che si cercava di fare da molto tempo, ma che mai si era riuscito a mettere in pratica. Ed è bene che questo sia accaduto, considerando che il sistema della spesa storica seguiva una logica subdola e perversa. Ovvero, quella del "più hai speso ieri, più ricevi oggi". Senza tener conto di come quei soldi fossero stati utilizzati. Un sistema che premiava solo la quantità, a discapito della qualità.
Ora, invece, si cerca di intraprendere una strada diversa. Quella dell’individuazione dei cosiddetti fabbisogni standard, per il raggiungimento dei quali bisogna sostenere dei costi. I costi standard per l’appunto. Definendo gli stessi, si potrà dare un parametro quantitativo alla ripartizione delle risorse. In pratica, il costo standard consentirà di determinare per ciascun livello di governo (comuni, province, regioni), il fabbisogno di cui necessita un’amministrazione e quindi l’eventuale trasferimento perequativo cui avrà diritto in caso di entrate fiscali insufficienti a garantire i servizi. Ma non è tutto. Infatti, c’è da chiarire il punto riguardante i livelli essenziali delle prestazioni riguardanti i diritti sociali e civili ( i cosiddetti LEPS). Anzi, parliamoci chiaro, tutto ruota intorno ad essi. Non è un caso se la stessa Costituzione, al comma secondo dell’art. 117, fa diretto riferimento ad essi, «che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale». E’ evidente che senza una chiara individuazione dei livelli essenziali, anche il discorso dei costi e dei fabbisogni standard va a farsi benedire. Anzi, non avrebbe proprio senso. Sarebbe come entrare in un negozio con 50 euro, sapendo che la merce che si è deciso di comprare costa il doppio. Cosa che, logicamente, non ha alcun senso. Ovviamente, si auspica che il dettato costituzionale venga rispettato. E, seguendo il solco tracciato dalla riforma del titolo V della seconda parte della Costituzione, il federalismo pone delle sfide non solo per la politica nazionale. Ma anche, e soprattutto, per la politica locale. Quindi, viene chiesta maggiore responsabilità a coloro che gestiscono la politica nei comuni, nelle province e nelle regioni. Inoltre, il decreto governativo introduce una novità. Quella degli studi di settore necessari alla individuazione dei fabbisogni standard. Questo compito viene affidato alle società Sose s.p.a. e all’ Istituto per la finanza e l’economia locale – Ifel. C’è lo scopo di non orientarsi più sull’applicazione di formule astratte, che hanno dei limiti in quanto non riescono a cogliere tutti gli aspetti della realtà. Ed è attraverso questionari, indagini statistiche, attività di filtro delle informazioni fornite, verifiche concrete, ascolto dei soggetti che lavorano nei vari settori, che si intende introdurre una metodologia avanzata. Che si spera sia in grado di contribuire alla definizione di un sistema di garanzia valido per la giusta individuazione dei livelli essenziali.
Il superamento del criterio della spesa storica può rappresentare, per il sistema dei servizi sociali nel nostro Paese, una concreta sfida per l’efficienza della spesa sociale ed una reale occasione di sviluppo. Sarà determinante, a tal fine, che vengano stabiliti sin da principio i livelli essenziali, includendo tra questi tutta la spesa sociale, la spesa sanitaria, quella per l’istruzione e l’edilizia scolastica. Si spera, così, che possano emergere gli sprechi con l’utilizzo di standard più credibili.
Di certo, la costruzione di un sistema di finanziamento che superi i trasferimenti centralistici e sia fondato su un mix di compartecipazioni ai tributi erariali, tributi propri e fondo perequativo costituisce la cartina di tornasole del federalismo italiano.

Antonio Ferrentino - Economics


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