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Acquisti, a luglio meno tavola e più hi-tech. Cresce consumismo (Antonio Ferrentino)

Aumentano le vendite. Il commercio fisso al dettaglio fa registrare una variazione positiva dello 0.5 per cento rispetto al mese di giugno 2009. E’ quanto emerge dalle indagini dell’Istat, che distingue anche tra grande distribuzione ed imprese operanti su piccole superfici. Sia nell’uno che nell’altro caso diminuisce la vendita di prodotti alimentari: meno 0.5 % di variazione tendenziale nel periodo giugno 2009 – giugno 2010. Al contrario, aumenta la vendita al dettaglio di prodotti non alimentari: grande distribuzione (+ 1.2 per cento), imprese operanti su piccole superfici (+ 1.0 per cento).
Per quanto riguarda il totale delle vendite relativo ai primi sei mesi del 2010, si è registrata una flessione dello 0.3 per cento. Dovuta, essenzialmente, al calo delle vendite dei piccoli esercizi commerciali (- 0.9 %), a fronte di un aumento per le grandi imprese (+0.4 %). Infatti, le vendite delle imprese da 6 a 49 addetti sono aumentate di uno 0.6 per cento, quelle delle imprese con almeno 50 addetti dell’ 1.1 per cento.
I prodotti di foto-ottica e pellicole sono quelli più venduti (+4.7 %), seguono: calzature, articoli in cuoio e da viaggio (+3.1 %), elettrodomestici, radio, tv e registratori (+3.1 %). A quanto pare, si legge e si suona poco: cartoleria, libri, giornali e riviste (- 0.3 %), supporti magnetici e strumenti musicali (- 2.4 %).
In generale, si evidenzia un minore acquisto di generi alimentari. In questo senso, può aver influito l’aumento dei prezzi di prodotti come frutta e verdura. Ma anche l’aumento del costo delle materie prime per la loro produzione può aver avuto un certo peso. Di contro, si spende (e anche bene) per una vastità di articoli a volte non necessari e superflui. Quante volte ci capita di andare in un grosso centro commerciale ed uscirne con merce che, prima di entrare, non avevamo preventivato di acquistare? Capita spesso, sempre più frequentemente. Ma è un trend conosciuto. Una logica retta da ben precise e consolidate regole di marketing. Frutto della pubblicità e dei messaggi subliminali che da essa derivano, e che spingono (in maniera inconscia) ad a acquistare sempre di più.
Forse avremo frigoriferi più vuoti, ma più scarpe e vestiti per uscire. A dispetto della crisi. Ma non fa niente. Il motore dell’economia ha un nome assai noto: consumismo.

Antonio Ferrentino - Economics
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