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Italia, Paese che non investe. Nel 2009, investimenti fissi - 12,1% (Antonio Ferrentino)

Un Paese che non investe
Dati Istat indicano un - 12.1 per cento degli investimenti lordi fissi

Il "termometro" degli investimenti segna -12. E a queste "temperature", nonostante il caldo di luglio, il freddo si fa sentire. Nessuno è stato risparmiato. Tutti i settori dell’economia hanno subito un calo rispetto all’anno precedente. Analizzando i dati Istat, si capisce come questa variazione tendenziale sia in atto già da un paio di anni. Anzi, l’agricoltura conosce quest’andamento a partire dal 2007, quando fece registrare un -4.7 %. Passando poi dal -2.7 % del 2008 al -17.4 % del 2009. L’industria registra un -14. 9 % nel 2009, dopo il -4.1 % (2008) e il +4.9 % (2007). La variazione meno negativa nell’anno 2009 è stata quella del settore dei servizi: -10.6 % rispetto alla spesa relativa all’anno precedente.
Insomma, un Paese che non investe, o meglio, investe poco (gli investimenti in Italia sono – in rapporto al Pil – circa la metà della media europea) e male. Insomma, sembra essere un Paese che non scommette sul proprio futuro. Il calo che si è verificato nel 2009 è il più negativo dal 1970 in poi . Infatti, solo la crisi del 1993 fece registrare un -11.5 %. Poi, mai più così in basso. Certo, la crisi internazionale e la conseguente recessione hanno contribuito, e non poco, al raggiungimento di questo risultato. Ma è difficile pensare di migliorare, se in settori come agricoltura e industria si investe passando rispettivamente da un 3.8 % (2008) ad un 3.6 % (2009), e da un 29.3 % ad un 28.3 %. Dove invece si registra un aumento nella composizione degli investimenti è il settore dei servizi (da 67.0 % del 2008 a 68.1 % del 2009) e dei servizi netti (57.9 % 2008 e 59.0 % 2009). Questo cosa significa? Una cosa molto semplice: la spesa per investimenti viene destinata in attività di servizi, che spesso possono essere anche poco produttivi. Con il rischio, ovviamente, che l’investimento fatto sia a perdere. Quindi, tenendo presente il momento di crisi che stiamo vivendo, è necessario che gli investimenti siano mirati. Abbiamo bisogno di interventi che generino processi produttivi, che cioè mettano in moto l’economia. Per far sì che questo accada, anche il mercato deve funzionare bene. Ciò avviene quando il sistema concorrenziale è garantito. E se questo si verifica, l’aumento degli investimenti (dovuti ad innovazioni di processo e di prodotto) non è altro che una naturale conseguenza. Inoltre, se non si innestano processi virtuosi, questo si può capire anche osservando i dati relativi agli investimenti fissi lordi per tipologia di bene. A tal proposito, un settore capace di sviluppare innovazione, organizzazione e competitività è l’Ict (Information communication technology). Ebbene, la spesa per macchine per ufficio, apparati per le comunicazioni e software (le tre tipologie di beni capitali che costituiscono l’Ict), nel 2009 ha subito una flessione dell’ 8.1 % in termini reali, dopo la variazione già negativa del 2008 (-8.9 %). Così come la spesa per macchine ed attrezzature tra il 2008 e il 2009 è scesa dal 27.3 % al 24.8 %. Anche gli investimenti per singolo addetto calano. Se nel 2008, per un addetto nel settore dell’agricoltura, si spendevano 7.600 euro, nel 2009 la spesa è stata di 6.400 euro. Lo stesso per l’industria: da 11.300 euro (2008) a 10.200 euro (2009).
E’ chiaro, a questo punto, che diventa quasi un obbligo percorrere la strada della qualità. Solo così possono fruttare gli investimenti. Ad esempio, il settore agricolo deve far leva su piani di sviluppo rurale per investire e per incentivare a migliorare la qualità delle produzioni. Il settore industriale, grazie all’indebolimento dell’euro e al conseguente aumento dell’export, deve saper sfruttare al meglio il relativo aumento di produttività. E questo non può essere fine a se stesso, ma deve generare quei processi virtuosi in termini di investimenti che migliorano la qualità delle produzioni. Queste, a nostro avviso, possono essere soluzioni da adottare.

Antonio Ferrentino - Economics
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