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Imprenditoria femminile. Il Giro d'Italia e le "maglia rosa" (Rosy Merola)

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Unioncamere, insieme alle Camere di commercio e ai Comitati per l'imprenditoria femminile, ispirandosi alla “Maglia Rosa”, continua a portare avanti il “Giro d’Italia delle donne che fanno impresa”. Questa, arrivata alla III edizione, si articola in 9 tappe sul territorio nazionale, per dare la giusta visibilità e riconoscimento al mondo dell’imprenditorialità femminile, ma anche per creare ulteriori sinergie e risorse che valorizzino una componente così importante dell’economia nazionale.
Infatti, ad oggi, nel Registro delle imprese delle Camere di commercio risultano iscritte 862.367 imprese individuali con titolare donna, corrispondente al 25, 6% del totale di questa forma giuridica di impresa. Di queste, 58.845 (pari al 6,8% del totale delle imprese) sono guidate da donne di età inferiore ai 30 anni. E’ nella fascia di età compresa tra i 30 e i 49 anni, dove si registra il numero di imprese più elevato, pari a 422.977 (49%). Le imprese condotte da donne con un’età compresa tra 50 e 69 anni corrispondo a 299.516 (34,7%). Infine, 80.853 imprese sono guidate da donne con un’età superiore ai 70 anni.
Ponendo a confronto i sopraindicati valori di giugno 2010 con quelli di giugno 2005, risulta che il totale delle imprese capitanate da donne ha subito una riduzione di 25.817 unità. Il numero delle imprese di donne con una età minore ai 30 anni, si riduce dello 0,9% (-9.679). Si riduco dello 0,2% (-10.111) quelle guidate da donne tra i 50 e i 69 anni. Allo stesso tempo si assiste ad un incremento dello 0,2% (10.550) delle imprese condotte da donne con un’età compresa tra i 30 anni e i 49 anni e dello 0,8% (4569 unità) quelle con titolari over 70.
Inoltre, un altro dato significativo da rilevare, è la componente femminile di nazionalità extracomunitaria. Questa, a giugno 2010, costituisce il 6% del totale delle imprese a conduzione femminile, pari a 51.769 unità. Tra dicembre 2009 e giugno 2010, le imprese hanno subito un incremento del 4,13%, corrispondente a 2.015 imprese in più. Il 12,6% delle 51.769 imprese sono capitanate da donne immigrate di età inferiore ai 30 anni.
Se si fa riferimento alla distribuzione delle imprese individuali per settori di attività al dicembre 2009, risulta che la quota maggiore di imprese (il 33,3%, pari a 287.507 unità) si concentra nel Commercio. Un altro 28,4% (245.141) opera nell’agricoltura e un 10,4% ( nel settore delle altre attività di servizi (dall’associazionismo alla cura delle persone, alla riparazione dei beni per la casa). Viene riscontrata una significante presenza femminile nei settori caratterizzati quasi esclusivamente della componente maschile: nelle costruzioni (15.287), nelle attività immobiliari (18.591), nel noleggio (24.893).

Comunque sia, prendendo in prestito il gergo ciclistico, sembra che nella corsa alla resistenza alla crisi che ha colpito il territorio nazionale, il “sesso debole” vinca in volata rispetto ai colleghi uomini. I numeri parlano chiaro, le imprese individuali “al femminile”, tra il dicembre e il giugno scorso, hanno subito una flessione del solo 0,6% (527 unità), rispetto al -0,33% delle imprese individuali totali. Questo si può notare osservando il confronto tra i valori assoluti registrati a giugno 2010 rispetto a quelli di dicembre 2009 della distribuzione regionale delle imprese individuali guidate da una donna.
Nel suddetto semestre addirittura alcune regioni hanno registrato un trend positivo: Lombardia (+741 unità); Toscana (+ 511); Emilia-Romagna (+469); Piemonte (+321); Lazio (+100).
Ad essere colpite maggiormente dalla crisi sono state le regioni del Sud: Puglia (-620); Sicilia (-544); Campania (-496); Sardegna (-412).
Come già accennato, confrontando i precedenti dati con quelli relativi al giugno 2005, si riscontra una riduzione del 2,91% (- 25.817) imprese individuali con titolarità femminile.
Detto valore è comunque più contenuto rispetto alla contrazione subita nello stesso arco di tempo dalle imprese a conduzione maschile, che subiscono una flessione del 3,88%.
Ad eccezione della Toscana, che registra un valore positivo ( +19), tutte le altre subiscono una riduzione delle imprese sul proprio territorio: Puglia (-5.210); Sicilia (-3.483); Veneto (-2.689); Campania (-1.992), fino ad arrivare alle Marche (-81).
Entrando nello specifico delle singole città, si evince che l’inclinazione femminile a fare impresa è particolarmente sentita al Centro-Sud. In particolare, l’incidenza percentuale delle imprese individuali femminili per provincia sul totale delle imprese individuali a giugno 2010 indica, per alcune di esse, dei valori che superano il 30%: Avellino (37,8%); Benevento (36,6%); Frosinone (36,2%); Isernia (35,6%); Potenza (33,2%), fino ad arrivare al 18,7% di Monza e Brianza.
Napoli e Roma sono le province in cui più giovani donne si cimentano con la vita d’impresa.
In particolare è la regione Campania a guidare la classifica regionale, con oltre 8mila imprese guidate da giovani donne, che, in questo caso, arrivano a rappresentare il 9,2% delle titolari d’impresa registrate sul territorio. Inoltre, la Campania si distingue anche nella classifica provinciale: Napoli con 31.683 imprese in rosa si colloca al 2° posto, Salerno si posiziona al 6° posto ( 20.347 imprese), Caserta 8° posto (16.604), Avellino 20° posto (11.427), Benevento 36° posto (8.900), per un totale di 88961 imprese individuali. Rispetto al 2009, il numero d’imprese si è ridotto di 496 unità.
Interessante è l’incidenza percentuale delle imprese individuali femminili delle provincie campane sul totale delle imprese. Come già affermato, da questo punto di vista, è proprio Avellino ad avere la percentuale più alta su tutto il territorio nazionale con il suo 37,8%.
Non stupisce se la maggior concentrazione di imprese si evidenzia nelle regioni del Centro-Sud, dato che qui si registrano i valori più bassi di occupazione femminile. Infatti, secondo i dati Istat, risulta che le donne occupate al I Trimestre 2010 sono: al Nord 5.020 (migliaia di unità), Nord-Est 2.092, Nord-Ovest 2.874, Centro 2.028 e al Sud 2.096.
Comunque sia, il numero delle imprese dirette da manager e imprenditrici donne, è ancora troppo basso rispetto a quelle capeggiate da colleghi uomini. E’evidente che dovrebbe esserci una maggiore incentivazione alla costituzione di piccole e medie imprese rosa. Questo a beneficio di tutto il tessuto socio-economico nazionale.

Rosy Merola - Economics



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