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Imprenditoria, rallenta il ricambio generazionale. I seniores non "mollano" (Anna Ricciardi)

Imprenditoria più matura. È quanto emerge dai dati relativi al secondo trimestre del 2008 e 2003 dalla camera di commercio di Milano in occasione della festa dei nonni. Sono oltre 294mila in Italia gli imprenditori ultrasettantenni che operano nel settore dell’intermediazione economica e finanziaria, delle costruzioni e dell’istruzione ma ancor più elevata risulta essere la loro attività nel settore agricolo, del commercio e nelle attività manifatturiere. Uomini dalla testa bianca, dall’esperienza e saggezza insindacabile sono al comando delle nostre imprese. Ferruccio Dardanello, –Presidente di Unioncamere - ha così commentato quanto emerso dai dati raccolti in occasione del meeting 2010 svoltosi a Rimini: l’invecchiamento della società italiana sembra specchiarsi nella struttura portante della nostra economia, quei 3 milioni e mezzo di piccole imprese individuali, la maggior parte artigiane, che tengono insieme i fili del nostro tessuto imprenditoriale’.
In costante aumento il numero dei titolari “ over 70”. Si rileva che ad avere la meglio è il centro - sud : Roma al primo posto con ben 10.671 imprese individuali dirette da ultrasettantenni, seguita da Bari e Napoli. In aumento al nord con primato spettante a Varese, Como e Lecco.
Risulta essere aumentato del 12,5% negli ultimi 5 anni il numero di ditte individuali tirate su dalla fascia femminile sempre con età superiore ai settanta. Per quanto riguarda le imprese individuali (l'aggregato di gran lunga più consistente) la quota maggiore di imprese (il 33,3%) si concentra nel Commercio. Un altro 28,4% opera nell'agricoltura e un 10,4% nel settore delle altre attività di servizi (dall'associazionismo alla cura delle persone, alla riparazione dei beni per la casa). Per le società di persone, le concentrazioni maggiori si registrano - ancora una volta - nel commercio (26,7%) nel turismo e ricettività (13,3%) e nell'industria manifatturiera(10,9%).
Infine, per le cooperative, i settori a maggiore presenza di imprese femminili sono quelli della sanità (15,4%) e dei servizi alle imprese (9,9%). Alcune curiosità ci giungono da Milano dove la camera di commercio ci segnala la presenza di un’imprenditrice 90enne proprietaria di un negozio di occhiali “su misura”; altra presenza femminile di circa 80 anni si occupa della fabbricazione e della vendita al minuto di scarpette da ballo ed ancora altro imprenditore titolare di un’ impresa di commercio al minuto di articoli casalinghi inaugurato negli anni ’30.
E’ un quadro – ha detto Dardanello -, che desta preoccupazione, perché si ritarda l’ingresso nel mercato di tante energie nuove, quelle che scaturiscono dalle menti più giovani e, anche per questo, potenzialmente più ricche di immaginazione. Quell’immaginazione che, assieme alla competenza, è la materia prima del Made in Italy, dunque un bene preziosissimo che non va sprecato. Infatti, in termini economici gli imprenditori “junior” sono oggi il 6,3% del totale (otto anni fa erano l’8,1), mentre la quota dei “senior” è salita al 9,2% (erano l’8,5 nel 2002).
Però a ribaltare un po’ la situazione è bene ricordare il caso di Enna. Mentre tutto lo “stivale” (Sicilia compresa) assiste a tale invecchiamento dell’imprenditoria, che è poi anche l’invecchiamento dell’intera società italiana, questa provincia evidenzia invece una presenza massiccia di giovani imprenditori nell’agricoltura con oltre il 54%, nel commercio 21% e nelle costruzioni con circa il 7% mentre ne risente il settore dell’artigianato che ha subito un passaggio generazionale. Efficace la creazione di nuovi settori come quello della ricettività e dell’accoglienza turistica.

Sembra , dunque, che i giovani del sud siano molto più dinamici di quelli del nord. In provincia di Napoli sono 11.988 i titolari under 30 di una piccola impresa e rappresentano circa la metà (46,8%) del totale degli imprenditori under 30 della Campania .Analizzando la situazione dell’area beneventana numerosi sono gli interventi adoperati per stimolare la creazione di progetti impresa da parte dei giovani. Si calcolano a fine giugno 2010, 1.753 imprenditori con meno di 30 anni anche se la dinamica medio - lungo periodo riferita agli anni 2004 – 2009 vede l’attuale vicenda in deficit. Diversi sono i fattori ai quali è possibile ricondurre la dinamica negativa sopra descritta: forme di incentivazione alla cultura di impresa (quali i prestiti d’onore) che hanno portato alla nascita di numerose iniziative imprenditoriali, spesso, però, poco solide ed ancora il processo di invecchiamento della popolazione. In aumento invece il numero di imprenditori destinato alle “attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento” (+20%).

L’Irpinia (posizionata al 19 posto su una scala territoriale di 106) vanta di un contesto differente. Qui più di una ditta individuale su tre è gestita da una donna.
Va ricordato infine che il ruolo delle province campane è altresì quello di sostenere l’imprenditorialità giovanile negli aspetti essenziali e vitali a cominciare dall’eccesso di credito, in quanto imprese giovanili non sufficientemente capitalizzate; nella ricerca di mercati, anche attraverso iniziative di promozione e partecipazione ad eventi fieristici, nell’innovazione e nella ricerca con lo scopo di ottenere giovani imprenditori creativi e competenti. Considerato il loro bagaglio culturale e longevo la categoria “senior”dovrebbe lasciare spazio ai giovani. È questo il motto da portare avanti.

Anna Ricciardi - Economics
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