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Wi-Fi più libero, ma resta il dubbio sicurezza (Ivan Di Mauro)

Superate le incertezze, il decreto Maroni darà una spinta all'occupazione

Dal 1° gennaio 2011 in Italia collegarsi alle reti Wi Fi pubbliche sarà più semplice. Tutti si potranno collegare via Wi Fi senza lasciare alcuna fotocopia del documento d'identità ed il gestore non dovrà più conservare i dati dei clienti per metterli a disposizioni delle forze di polizia. Infatti, il decreto Pisanu oggi impone ai gestori di internet point ed altri esercizi (ristoranti, discoteche, alberghi, ecc.) che mettono a disposizione del pubblico terminali internet, di chiedere al Questore la concessione della licenza per svolgere la loro attività. Inoltre, i gestori hanno l'obbligo di identificare gli utenti ed applicare misure di sicurezza per l'accesso ai servizi telefonici e telematici offerti. Con il provvedimento contenuto nel "pacchetto sicurezza" questi vincoli saranno eliminati. L'Italia ha maturato un forte ritardo rispetto al resto del mondo, con l'emanazione del decreto legge 27 luglio 2005 n. 144, convertito in legge n. 155 del 31 luglio 2005 per il contrasto al terrorismo internazionale. Nel tempo, la legge 155/2005 si è rivelata poco efficace, anacronistica ed antieuropea, in quanto vista come un ostacolo per lo sviluppo e la diffusione del Wi Fi nel nostro Paese.
Il Ministro degli Interni Maroni ritiene che non sarà tuttavia una vera liberalizzazione, ovvero, non sarà quella che tutti si aspettano. Sarà difficile ottenere leggi uguali a quelle degli altri paesi europei, nonostante le restrizioni superate dall'evoluzione tecnologica saranno sostituite con adeguati standard di sicurezza sui collegamenti Internet pubblici senza fili e che gli utenti saranno liberi di collegarsi al Wi Fi senza limitazioni. Secondo il Governo e la maggioranza bisogna far coesistere le esigenze della libera navigazione con quelle della sicurezza, in quanto l'eventuale abrogazione dell'art 7 del suddetto decreto, consentirebbe di leggere liberamente il giornale online senza alcuna forma di identificazione, ritenuta indispensabile dal ministro Maroni. Anche il responsabile internet Antonio Palmieri immagina un sistema per identificare i dispositivi attraversi i quali le persone si connettono alla rete senza fili dai luoghi pubblici. Tuttavia, non si è ancora completamente risolto il problema della tracciabilità. Infatti, pur non dovendo lasciare il documento identificativo, metodo già applicato, rimarrà la registrazione via sms o carta di credito che escluderebbe gli stranieri, in quanto non essendo i loro numeri riconducibili ad una identità, non possono ricevere la password per navigare. In caso di mancata proroga, il 1° gennaio 2011 per i gestori di connessione Wi Fi resta in vigore l'attuale stringente normativa sul wi fi. L'unica differenza sarebbe rappresentata dalla possibilità di rendere disponibili risorse Wi Fi senza bisogno della speciale licenza del questore, naturalmente gestendo l'attività nel pieno rispetto della normativa vigente. Nel contempo però l'accesso alle reti wi fi pubbliche potrebbe rappresentare una vera e propria risorsa sociale per la fascia di popolazione a minor reddito che non può permettersi di pagare un canone di abbonamento domestico. Il wi fi libero potrebbe valorizzare luoghi pubblici come le biblioteche che possono trasformarsi in luoghi di lavoro per quanti volessero attingere dalla rete una fonte di reddito. Un via libera a costi bassi o gratuiti ad "access point" al web attraverso la tecnologia wi-fi per i giovani è ciò che si auspica il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, che ribadisce che all'indomani dell'11 settembre si doveva contrastare le pressanti minacce del terrorismo internazionale con efficaci azioni di controllo alle reti online. Da tempo infatti, le norme in questione avevano mostrato la propria inefficacia, perché facilmente aggirabili visti gli ostacoli inutilmente proibitivi ai locali pubblici che offrono servizi di connessione wi fi. Vista la diffusa consuetudine tra i cittadini di tutte le nazioni sviluppate a sedersi al tavolino di un bar e connettersi alla rete con il proprio portatile, non è ritenuto opportuno ostacolare in nome della burocrazia questo diritto consolidato. Ma c'è anche chi teme che l'anonimato che si profila nell'utilizzo di reti libere possa favorire la criminalità digitale. A tal proposito vanno sottolineati i forti dubbi del Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso verso la decisione del Governo di abolire la legge Pisanu. Il mondo wi fi può nascondere nella massa degli utenti non più identificabili anche terroristi, pedofili e mafiosi e il procuratore avverte sui rischi del venir meno del decreto, che stabiliva regole precise per l'identificazione di coloro che commettono reati usando reti internet. Anche questo è un punto complicato. Il Parlamento sarà chiamato a valutare in questi mesi gli adeguati standard di sicurezza da adottare e nel contempo verificare l'attendibilità degli obblighi previsti dalla vecchia normativa. Probabilmente la legge Pisanu verrà sostituita da un disegno di legge i cui contenuti sono ancora sotto la lente d'ingrandimento. Alcuni politici non vedono internet come una reale risorsa bensì come un problema. Sono in pochi ad avere una percezione giusta di ciò che le nuove tecnologie possono fare per questo paese, pochi i parlamentari che utilizzano la rete in prima persona. Ma non è un tema che divide destra o sinistra, si tratta di un patrimonio culturale che va valorizzato e messo al servizio dell’economia. Si attendono risposte concrete in questi mesi. Sostituire le vecchie e poco liberali norme con nuovi sistemi per l'innovazione del Paese sarebbe stato più semplice. Ma non l'hanno fatto. A questo punto, oltre al suddetto timore se ne aggiunge un altro, quello di una eventuale crisi di Governo che potrebbe bloccare tutto. Quindi prima di brindare, aspettiamo il 31 dicembre.

Ivan Di Mauro - Economics
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