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Comuni, Service Tax in arrivo (Rosy Merola)

Comuni, Service Tax in arrivo
Dalla nuova tassa unica sugli immobili maggiore autonomia fiscale e soprattutto denaro fresco alle loro casse

Il nome preciso di questo nuovo tributo ancora non è noto. Da quanto risulta, la tassa comunale sugli immobili (le prime case sono escluse) dovrebbe accorpare l’IRPEF sulla casa, l’ICI (su seconde case, immobili ad uso commerciale e artigianale), l’imposta ipotecaria, catastale e di registro. Dovrebbe essere formata da un’aliquota sul possesso del bene, la cui base imponibile sarà data dal valore catastale e un’aggiuntiva nel caso di trasferimento del bene. Si stima che il suo gettito totale sarà di circa 26 mld di euro: 8.179 relativamente alla quota Irpef sugli immobili; 9.999 per l’ICI; 3.448 per l’imposta ipotecaria catastale; 4.732 per l’imposta di registro (fonte Dipartimento delle Finanze, dati 2008). In pratica, 16 mld di euro al netto dell’ICI che attualmente entra nelle casse dei più di 8100 comuni italiani. Allo stesso tempo, lo Stato provvederà a decurtare i trasferimenti ai Comuni di un pari importo.
Così come appare strutturata, la nuova imposta non è altro che una partita di giro: i cittadini versano l’importo dovuto direttamente nelle casse comunali, invece che allo Stato.
Comunque sia il Decreto, che dovrebbe essere approvato dal Governo nelle prossime settimane, fa parte del pacchetto di misure previste dalla legge sul federalismo fiscale.
In questo modo, la Service Tax si appresta a diventare un elemento cardine dell’entrate nell’Italia federalista, attribuendo ai sindaci una nuova arma impositiva. Infatti, aumenterà l’autonomia fiscale dei Comuni, i quali potranno manovrare le aliquote. Spetterà agli amministratori locali attivarsi affinché vengano aggiornati i valori delle rendite catastali. Inoltre, per aumentare le entrate, i comuni avranno tutto l’interesse a contrastare i fenomeni legati all’abusivismo nel settore edilizio.
A tal fine, cercheranno di portare alla luce gli affitti in nero mettendo fiscalmente a reddito tutti quei immobili che, pur risultanti dal catasto, non emergono dalle dichiarazioni dei redditi.
Così facendo, ne deriverà un’immagine più reale della ricchezza immobiliare presente sul territorio comunale, con tutto ciò che ne concerne in termini di differenze territoriali.
Infatti, secondo le stime della CGIA di Mestre, i maggior benefici economici dell’imposta andranno ai comuni del Nord: il 30 % degli incassi finirebbe ai sindaci di Lombardi e Lazio, solo 5 mld al Sud.
In particolare, analizzando la situazione della Regione Campania, secondo i dati pubblicati dal Sole 24 ORE, la Service Tax frutterà al comune di Napoli 287 milioni di euro. L’incidenza pro-capite per ciascun cittadino partenopeo si aggirerebbe intorno ai 298 euro l’anno. Quelli che pagheranno di più saranno i casertani, per i quali si stima un gettito pro-capite di circa 312,3 euro. A Salerno siamo intorno ai 269,2 euro, ad Avellino 237,5 euro, a Benevento 218,5 euro.
In generale, è evidente che i sindaci del Nord avranno una base imponibile maggiore, rispetto ai colleghi del Sud, su cui gestire l’autonomia impositiva. Questo significa che avranno più risorse da destinare alla fornitura di beni e servizi a favore dei propri cittadini.
Inoltre, poiché anche per la Service Tax si presume verrà adottata la struttura concettuale dell’ICI, è possibile immaginare che si verificheranno effetti distorsivi, soprattutto legati al concetto di equità.
A prescindere da queste argomentazioni, la questione davvero preoccupante è legata ai tagli ai trasferimenti previsti dalla manovra economica. Se questi dovessero essere applicati, si andrebbero ad assottigliare sempre di più le risorse a disposizione degli Enti locali, con inevitabile diminuzione quantitativa e qualitativa dei beni e dei servizi erogati a tutti noi cittadini.

Rosy Merola - Economics

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