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Italia, 30 le imprese che falliscono ogni giorno. E la Campania batte il record (Ivan Di Mauro)

Sono 30 le imprese italiane che falliscono ogni giorno. La crisi colpisce soprattutto il settore industriale, che evidenzia il maggior numero di procedure aperte. A dirlo sono i dati forniti da Unioncamere. Nell'anno 2009 erano solo 22. Tra aprile e giugno 2010 sono entrate infatti in procedura fallimentare 2.750 imprese. Le imprese che resistono, vivono però il problema del credito. Secondo i vertici di Unioncamere, l'emergenza credito resta alta in una situazione in cui il 71% delle imprese industriali dichiara di avere problemi di liquidità. Sempre dalle analisi, risulta che il 20,7% delle imprese totali affermano di aver visto un peggioramento delle condizioni del credito bancario se non un rifiuto. Un dato che sale al 32,4% se si considerano solo quelle che hanno effettivamente richiesto un finanziamento nell’ultimo periodo. Va evidenziato che il 35,9% non ha inoltrato alcuna domanda di richiesta del credito, mentre il 43,4% del totale dichiara che le condizioni non sono peggiorate. A pagarne maggiormente le spese sono le regioni del Nord-Ovest. La maglia nera viene assegnata alla Lombardia, che ha un indice pari a 6,9 e con un tasso di crescita di appena il 36%. La situazione meridionale, invece, continua a evidenziare una corsa dei fallimenti più lenta rispetto al resto del Paese, numero proporzionato chiaramente alla sua minor vocazione d’impresa. Ad esempio, nella regione Lazio nei primi 3 mesi dell'anno sono state presentate nei tribunali, 931 richieste di fallimento da parte di imprese locali. Un numero enorme ed in crescita del 30% rispetto allo stesso periodo del 2009. Numeri sintomatici, che rendono l'idea della gravita' della situazione. Più a sud e parliamo di Molise, Basilicata e Puglia, riscontriamo, un valore negativo del tasso di crescita con una contrazione netta del numero di imprese operanti sul territorio. Anche la Campania, appare in difficoltà, soprattutto per la diminuzione di imprese di minori dimensioni, come quelle artigiane. Secondo l'osservatorio trimestrale sulla crisi d'impresa, sempre più Pmi campane sono costrette a chiudere i battenti, facendo registrare una rapida crescita dei fallimenti (+48%) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il dato di Napoli dell'ultimo trimestre 2010 è particolarmente sfavorevole, mostrando un tasso di crescita negativo, con iscrizioni pari a 3.713 contro le 2.903 cessazioni. Inoltre, il saldo delle imprese in procedura fallimentare nel corso degli anni nell’area partenopea è il più alto d’Italia. In provincia di Salerno, invece, natalità e mortalità delle imprese non rispecchiano le difficoltà dell’economia salernitana, con iscrizioni pari a 1.458 contro le 969 cessazioni. A preoccupare sono i dati che riguardano l’agricoltura e il commercio. Tantissime sono le cessazioni di attività che fanno scattare il campanello d'allarme evidenziando il terziario e l’agricoltura, quali comparti, che attraversano una crisi durissima. Nel periodo luglio-settembre 2010, le imprese manifatturiere registrano una riduzione della produzione -2,1% del fatturato -2,4% e degli ordinativi -2,6%. Altro dato negativo riguarda il fronte degli ordinativi esteri. In leggera ripresa, invece, il volume d’affari delle imprese dei servizi che registrano, sempre, nel 3° trimestre 2010 una riduzione del volume d’affari del -0,7% contro il -3,5% del periodo aprile-giugno e per le Costruzioni (-3,3% contro il -5,4%). Anche il comparto industriale non sorride, basti pensare alla cessazione nella provincia salernitana di importanti gruppi come: l'Alcatel di Battipaglia, Finmek (ex Ericsson) di Pagani e Finmatica. A fronte di ciò, sarebbe auspicabile, ristabilire una vera unità sindacale che cooperi con le istituzioni per sostenere l’economia del nostro Paese. Quindi, basta con polemiche prive di contenuti politici validi, ma basta soprattutto con le discussioni demagogiche. Per superare il trend negativo delle imprese è necessario che le forze politiche di maggioranza ed opposizione ragionino su temi importanti coadiuvati da sindacati e confindustria.


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