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La crisi? Gli outlet non la conoscono (Claudia Barbarisi)

E’ la risposta alla crisi generalizzata che ha colpito i mercati. A darla è un settore che fa registrare numeri in crescita, quello degli outlet village. E’ un comparto che non ha fermato la propria corsa , in quanto la crescita media del fatturato, da un paio d’anni a questa parte, è del 10% circa. Con un giro d’affari di quasi 3 miliardi di euro e un rendimento medio che si aggira tra il 5 e l’8% all’anno, gli outlet italiani si sviluppano a ritmo incessante: sono la soluzione alle cambiate disponibilità economiche e alla necessità di scelte di acquisto più calibrate per tutti coloro che, anche in tempo di crisi, non sanno rinunciare al fashion e alle grandi marche.
Gli outlet, al contrario dei centri commerciali, spesso sono costruiti come una piccola cittadina, con i vicoli, le panchine e i negozi lungo le strade e stradine. Passeggiando con calma tra le loro vie, si possono ammirare le vetrine di tutti i negozi, come se si passeggiasse per il centro di una città d’arte, per di più senza il traffico. Si possono trovare ogni tipo di abbigliamento e accessori, dai vestiti alle borse, sempre griffate ma sempre a prezzi scontati.
Nelle cittadelle dello shopping griffato è possibile trovare prezzi scontati fino al 70% rispetto alle tradizionali boutique. La ragione di prezzi così convenienti è semplice: negli outlet non è possibile trovare collezioni di stagione, bensì le collezioni delle stagioni precedenti, dunque ciò che è rimasto invenduto o uscito dal catalogo più recente del produttore.
E’ soprattutto per questo motivo che tutti i grandi brand e stilisti del made in Italy hanno abbracciato la formula dell’outlet, un canale distributivo che non si sovrappone a quelli tradizionali ma si affianca ad essi, poiché consente di smaltire le rimanenze delle passate collezioni e al tempo stesso di raggiungere una nuova clientela.
Nel nostro paese gli outlet si sono diffusi con un certo ritardo rispetto al resto dell’Europa ma, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, "in dieci anni il gap è stato colmato, con l'apertura di una trentina di strutture e ora la nuova frontiera è il Sud, dove dovrebbero aprire, nel prossimo biennio, cinque outlet village".
A dimostrazione che la formula degli outlet sta acquisendo sempre più credito, c’è l’incremento nel nostro paese del gruppo McArthurGlen. Infatti i punti vendita del gruppo in Italia sono arrivati a quota cinque: Barberino (Firenze), Castel Romano (Roma), Noventa di Piave (Venezia), Serravalle (Alessandria) e Marcianise (Caserta), dove nel febbraio scorso è stato inaugurato La Reggia, primo outlet di lusso della Campania. Nel 2010 i visitatori, i fatturati e le vendite a metro quadro degli outlet McArthurGlen sono cresciuti a due cifre, con scontrini medi intorno ai mille euro: 15 milioni di visitatori, 605 negozi distribuiti su 120 mila metri quadri di superficie complessivi e più di 649 milioni di euro di fatturato nell’anno appena conclusosi, segno che i consumatori non vogliono necessariamente spendere poco, bensì spendere quello che ritengono giusto per riempire i propri armadi.
Ottimo anche l’andamento del gruppo italiano Fashion District, presente a Mantova, Molfetta (Bari) e Valmontone (Roma): nel 2010 i visitatori hanno superato i 12 milioni, grazie anche al continuo arricchirsi di negozi con brand italiani e stranieri.

Claudia Barbarisi - Economics

tags: crisi,consumi,outlet
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