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La crisi spinge le scommesse. E' una “tassa sugli imbecilli” (Nunzio De Simone)

Il 10% delle puntate avviene in Campania

Cavour la nominò la tassa sugli stupidi. Oggi qualcuno l’ha ribattezzata la tassa sulla povertà. Parliamo dei giochi d’azzardo nazional-popolari, tipo lotto o superenalotto. In Italia quella del gioco d'azzardo e' la quinta industria in Italia dopo Fiat, Telecom, Enel e Ifim. La crisi economica ha contribuito a questo risultato. Ovunque vediamo gente alle prese con gratta e vinci, schedine del superenalotto o slots machines sognando improbabili vincite milionarie. La “tassa degli imbecilli” è una vera e propria tassazione legalizzata: metodo di riscossione scaltramente inventato dagli imperatori romani è divenuto col tempo lo strumento più semplice e veloce per depauperare inconsapevolmente i contribuenti italiani.
In Italia, il solo gioco legalizzato coinvolge circa 29,2 milioni di persone, di cui 7,1 milioni con frequenza settimanale e 700milioni di casi patologici cioè coloro per i quali il gioco è una vera e propria malattia. i giocatori hanno speso la bellezza di 61 miliardi di euro nel 2010 tra slot machine, lotterie, roulette, poker, black jack, Bingo e scommesse sportive . numeri che a livello mondiale posizionano il mercato italiano al non invidiabile terzo posto in spesa per giochi d’azzardo. Il contribuente maggiore è il settore New Slot, con oltre 30 miliardi di euro, seguito da Gratta e Vinci (9,4 miliardi), Lotto (5,1) e Scommesse sportive (4,3).
lo Stato ci ha guadagnato la bellezza di 9 miliardi, a cui si assommano 700 milioni provenienti dalla scommesse una tantum come i Gratta e Vinci. Un il giro d'affari, quadruplicato in soli 10 anni. Il trend di crescita del gioco autorizzato nel nostro Paese e' sicuramente attribuibile anche agli impulsi generati dalle manovre economiche. Non c'e' stato anno, infatti, in cui l'esecutivo non abbia introdotto nuove offerte di gioco d'azzardo pubblico. E' quanto afferma Riccardo Zerbetto, presidente di Alea (Associazione per lo studio del gioco d'azzardo e dei comportamenti a rischio). Nel 1997 vengono introdotte la doppia giocata di Lotto e Superenalotto e le Sale scommesse, nel 1999 investitura ufficiale per il Bingo, nel 2003 spazio in Finanziaria alle Slot machine. Nella Finanziaria 2005, ecco introdotte la terza giocata del Lotto, le scommesse Big Match, le scommesse on line, nel 2006 i nuovi corner e punti gioco per le scommesse si e' passati dalle 3 occasioni di gioco autorizzato alla settimana degli inizi del '90 con totocalcio, lotto e scommesse ippiche, alle 15 occasioni di gioco nel 2006: Inoltre, con il decreto Bersani, la proposta di giochi e' aumentata ulteriormente. All'articolo 38 ('Misure di contrasto del gioco illegale)- vengono attuate alcune disposizioni che vanno a modificare la disciplina vigente del settore dei giochi da intrattenimento: viene costituita una rete strutturata di punti vendita ed e' offerta la possibilità di poter installare nelle sale Bingo apparecchi di intrattenimento per i giochi su base ippica. Per quanto riguarda la Campania l'ultimo dato disponibile dice che nel 2009 la raccolta delle agenzie e società che gestiscono il gioco d'azzardo, ha superato il 10% di tutte le giocate effettuate in Italia. La nostra regione si è collocata al terzo posto dopo la Lombardia e il Lazio mentre I pugliesi e i siciliani sono giocatori meno accaniti. Nel 2011 il gioco d'azzardo legalizzato dovrebbe procurare in Campania più di 6 miliardi d'incassi, di cui quasi un miliardo sarebbe trattenuto dall'amministrazione dei monopoli di Stato. Non è più il lotto ad attirare come avveniva un tempo quando Napoli era considerata la patria indiscussa e autorevole della Smorfia e neppure l'enalotto e suoi surrogati. Oggi a coinvolgere di più sono le slot machine e i giochi on line. Anche il Bingo registra una ripresa e le sale dove si gioca tornano ad attirare massaie, pensionati. È rilevante come in Campania giochi d'azzardo e usura spesso e volentieri si legano tra loro. Una rete dei delinquenti imbriglia i giocatori accaniti che s'illudono di ripagare i debiti contratti ad usura con le vincite sperate entrando in un giro vizioso.L’importante sarebbe avviare un lavoro di confronto congiunto allo scopo di ipotizzare regolamenti locali da affiancare alle pratiche di autorizzazione già esistenti (come realizzato in altre Regioni), o altri strumenti più consoni alla realtà locale, con l’ottica della tutela dei giocatori eccessivi e allo scopo di promuovere iniziative di prevenzione al gioco d’azzardo eccessivo, pur tutelando al contempo il bisogno economico che tale attività produttiva impone.

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