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E-commerce, è sempre boom, ma con rischio restrizioni in direttiva UE (Claudia Barbarisi)

In Italia e-commerce in crescita, ma ora a rischio per restrizioni e rincari dall’UE.

Le pratiche commerciali attraverso le vie di Internet riscuotono sempre più successo e nel nostro Paese, nel 2010, hanno generato un giro d’affari di 14,3 miliardi di euro, con un incremento del 43% rispetto al 2009.
Tale dato è stato stimato dalla Casaleggio Associati, che ha condotto l’indagine “E-commerce in Italia 2011 – I clienti dell’e-commerce.”
Da tale ricerca emerge che circa il 48% dello shopping online avviene per il tempo libero, categoria a cui sono state accorpate le scommesse e i giochi d’azzardo, ma della quale fanno parte anche telefonia, giocattoli, articoli sportivi, e partecipazione ad eventi. Inoltre, il 31% del mercato online è coperto dal turismo, cui segue l’elettronica con il 7,1% del fatturato annuo. Ad alimentare ulteriormente il mercato sul web è stato anche l’ingresso in Italia di gruppi come Amazon, internazionalmente riconosciuti per la propria organizzazione commerciale, e come Groupon, per gli acquisti scontati. Nel 2011 probabilmente vi sarà un’ulteriore crescita del 30%, con l'editoria che potrebbe abbandonare l'attuale 1.9%, guadagnando circa 35 punti percentuali in più.
Ma ad ostacolare queste aspettative potrebbero essere le vicende che coinvolgono l'UE e le tensioni che l'e-commerce sta vivendo in questi giorni per via dei Diritti dei Consumatori sui quali l'Unione Europea sta attualmente discutendo.
La direttiva, già approvata dalla Commissione mercato interno del Parlamento Europeo (Imco) e che intende pareggiare i diritti dei consumatori con regole comuni in tutta l’UE, rischia in realtà di danneggiare l'e-commerce, imponendo restrizioni difficilmente superabili ed aggravi per gli operatori valutabili intorno ai 10 miliardi di euro.
Le associazioni ed i consorzi europei per il commercio elettronico (su tutti, Netcomm, Consorzio del Commercio Elettronico Italiano) contestano soprattutto gli articoli 22a, 12, 16 e 17 della direttiva.
Nello specifico, l'articolo 22a impone ai siti di commercio online la consegna obbligatoria in tutti i territori dell'UE: questo significa che il portale deve prevedere 7 valute differenti, la traduzione in 25 differenti lingue e contratti di spedizione in ben 27 Paesi. Questa decisione potrebbe frenare la libera iniziativa ed impedirebbe ai singoli operatori il modello di business più consono alle proprie esigenze ed i mercati ai quali proporsi.
Gli altri articoli sono relativi al diritto di recesso, che può essere esercitato dall'acquirente entro 28 giorni dall'acquisto, di cui nei primi 14 si può notificare all'esercente la volontà di recesso e negli altri 14 si può restituire il bene. Si vanno così a quadruplicare i canonici 7/10 giorni. Inoltre, per ordini superiori ai 40 euro, i venditori dovrebbero rimborsare anche le spese di spedizione, con una perdita di circa 10 euro.
Con tali condizioni, che dovrebbero diventare effettive entro due mesi, si rischia di ridurre i margini di operatività dei venditori, i quali si vedrebbero costretti ad innalzare i prezzi, frenando così la crescita di un business che fino ad oggi ha visto una crescita esponenziale.

Claudia Barbarisi - Economics
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