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Malati di gioco. Prima è Campania, con assistenza Asl ai ludòpati (Giovanni Abbatangelo)

Passate le feste, è tempo di bilanci per Lottomatica e tutte le concessionarie italiane che si occupano di lotterie e giochi a premi. Da una prima analisi dei dati è possibile evincere che quest'anno la “regina” delle riffe italiane, la Lotteria Italia, ha subito un consistente declino delle vendite: ben il 13% in meno rispetto all'anno precedente. E' facile dare la colpa alla “scure” della crisi che spinge i consumatori italiani a mettere sotto il materasso gli ultimi spiccioli rimasti della tredicesima. Ma è davvero tutta colpa della crisi? Le lotterie tradizionali hanno iniziato a perdere terreno già da un decennio a questa parte: se negli anni novanta si contavano fino a 13 lotterie ogni anno, si è passati a 6 concorsi annui nel quinquennio 2000-2004, a 4 nel triennio 2006-2008 (Viareggio, Giornata del Bambino africano, Merano e Lotteria Italia), fino ad arrivare a una sola nel 2011 e 2012 (Lotteria Italia). Il Ministero della Finanze spiega chiaramente che l'incremento esponenziale delle offerte di gioco, soprattutto con prospettiva di vincita immediata, hanno determinato una disaffezione nel pubblico. Il “giocatore medio” italiano non ha perso la voglia di scommettere, semplicemente ha spostato la sua attenzione prima verso i Gratta e Vinci, e di recente verso le Videolotterie, le scommesse sportive e il gaming online. L'Agenzia Giornalistica sul Mercato del Gioco riporta che le VLT sono state il vero traino del settore dell'intrattenimento nel 2012, con una raccolta di 600 milioni di Euro in più rispetto al 2011. Cifre notevoli, a cui vanno aggiunti gli ottimi risultati delle scommesse sportive: anche grazie ai campionati europei di calcio ed alle Olimpiadi estive la raccolta ha quasi raggiunto l’importo di 4 milioni di Euro (+2,37 % rispetto al 2011). E' finita l'era dei mitici Lotto e Superenalotto, che hanno fatto sognare milioni di italiani? Pare proprio di si. Anche le sale Bingo introdotte dal governo nel 2000 hanno quasi tutte chiuso i battenti, e lasciano il posto alle sale scommesse nate dopo le liberalizzazioni di Bersani del 2006. Ad ogni angolo spuntano come funghi nuove room con insegne sfavillanti e con la dicitura “Bet” declinata in ogni salsa... All'interno non si gioca al lotto, ma è pieno di slot machine virtuali, videopoker e computer per scommettere online: tutto il necessario per soddisfare le proprie passioni ludiche. Ma cosa succede quando il gioco si trasforma da un semplice passatempo ad una vera malattia? La ludopatia, o gioco d’azzardo patologico è una vera e propria patologia. E' una dipendenza che, stando stando ai dati forniti dall’Organizzazione mondiale della Sanità, coinvolge il 3% della popolazione adulta. Se per alcune persone tentare la fortuna al gioco è un semplice passatempo, per altri può sfociare in un desiderio compulsivo difficile da controllare e tenere a freno. Lo stato ne è consapevole, e se da un lato è tenuto a tutelare i cittadini mettendoli in guardia dai rischi del gioco compulsivo, dall'altra non può rinunciare agli enormi introiti derivanti da giochi e scommesse. Si giunge al paradosso in cui, nello stesso spot pubblicitario, viene lanciato prima il messaggio “ti piace vincere facile” e, dopo qualche secondo, si invita a “giocare senza esagerare”. Contraddittorio, ma efficace. La gente sa a cosa va incontro, ma è allettata dalle promesse di vincita milionarie, e non smette di versare denaro nelle casse dello stato. Inoltre il confine tra legalità e azzardo è diventato sempre più sottile: fino a qualche anno fa in Italia il poker era totalmente vietato, successivamente sono state concesse delle licenze per il gioco su internet. Sulla scia del successo del poker online, il governo ha dato il via all'apertura di 1000 poker room su tutto il territorio nazionale dove si potrà giocare dal vivo. E l'Italia potrebbe diventare un grande casinò. La “febbre” da gioco ha già colpito circa un milione di italiani, appartenenti secondo le statistiche soprattutto al ceto medio-basso e alle fasce con un reddito saltuario o precario, e tante altre persone potrebbero finire nel tunnel della dipendenza. La Campania è salda al terzo posto per la raccolta derivante dal gioco (632 milioni di euro ) dopo la Lombardia e il Lazio, ma purtroppo è suo il primato del numero di giocatori d'azzardo: una ricerca di BetClic evidenzia che la Campania e la Lombardia si contendono lo scettro di regione con la maggior percentuale di “malati del gioco” (oltre il 14% dei giocatori totali). Nella Provincia di Avellino si è avuto negli ultimi tempi un aumento preoccupante della percentuale delle vittime della dipendenza: il 20% in più negli ultimi sei mesi. Per cercare di mettere un freno a questa piaga, sia l’Azienda sanitaria locale di Salerno, sia il Sert dell'Asl di Avellino, hanno da poco avviato una campagna informativa per la prevenzione della dipendenza da gioco, che prevede l’obbligo per i gestori di esporre in modo visibile il materiale informativo, fornito dalle Asl, sui rischi del gioco d’azzardo e a segnalare la presenza sul territorio di servizi di assistenza pubblici dedicati alla cura e al reinserimento sociale delle persone con patologie correlate al gioco d’azzardo patologico.
Giovanni Abbatangelo
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