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Differenziata. E' sulla "munnezza" che Salerno ed il Sud battono il Nord.

Ogni giorno sentiamo parlare di questione meridionale e Italia a due velocità, e sappiamo tutti che queste espressioni indicano il divario economico-sociale presente, da tempi immemori, tra il Nord e il Sud della nostra penisola. Le regioni del Mezzogiorno, con la Campania in primis, detengono numerosi record negativi in svariati campi di indagine. Ma c’è un settore in cui la regione non teme il confronto con le più blasonate comunità del centro-nord: la raccolta differenziata. I dati contenuti nel 2° Rapporto Banca dati sulla raccolta differenziata 2011, realizzato dal gruppo di lavoro Anci-Ancitel Energia&Ambiente, sembrano rassicuranti: tra le regioni a Sud della Capitale, l’unica che può vantare una quota ragguardevole di rifiuti differenziati è proprio la Campania (con una percentuale del 43,3% di avvio al riciclo), seguita a grande distanza dal Molise (33%) e dalla Basilicata (32,3%). I numeri parlano chiaro, ma ciò non vuol dire che i campani siano un popolo di ecologisti. Infatti il rapporto Obiettivo di servizio: gestione dei rifiuti pubblicato nel 2009 dalla Regione Campania evidenzia forti squilibri tra le varie province: a guidare la classifica è la provincia di Salerno con ben 121 comuni su 158 (il 77%) che superano la soglia del 40% di raccolta differenziata, seguita a ruota dalla provincia di Avellino (88 comuni su 119, il 74%). Le restanti province fanno registrare dati non molto confortanti: i comuni della provincia di Napoli che superano il 40% di rifiuti differenziati sono soltanto il 39%, ancora peggio Benevento e Caserta con rispettivamente il 32% e il 13%. In pratica la media regionale è tenuta alta dallo zelo dei cittadini salernitani ed avellinesi. A confermare queste statistiche ci ha pensato anche Legambiente che negli ultimi anni ha conferito il famoso premio “Comune riciclone” a numerose località dell’hinterland salernitano. La stessa città di Salerno ha raggiunto, nel 2012, il record del 68% di raccolta differenziata, confermandosi un fiore all’occhiello del Mezzogiorno, e tra i capoluoghi di provincia con più di 100mila abitanti il risultato salernitano è stato eguagliato soltanto dalla città di Novara. Anche la provincia si conferma estremamente virtuosa: tra le grandi città hanno ottenuto un buon risultato Cava De’ Tirreni (66,85%) e Pontecagnano (55,99%), tra i centri con una popolazione media Baronissi registra il 67,2% di rifiuti differenziati, seguita da Nocera Superiore (65,8%) e Mercato San Severino (61,09%). Eccellenti i traguardi raggiunti da alcuni centri più piccoli tra cui Roccadaspide, Felitto e Pertosa che sfiorano il 90%.
Tralasciando i dati regionali, nel rapporto dell’Anci è possibile notare che a livello nazionale, dal 2010 al 2011, la raccolta differenziata è cresciuta del 2,18%, passando dal 33,26% al 35,53%. Se a primo impatto non sembra un risultato soddisfacente, bisogna analizzare i numeri da un punto di vista differente. Osserva Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente, che nonostante i comuni che da tempo hanno avviato la differenziazione dei rifiuti da molti anni adesso “tirano la volata”, un migliaio di comuni sono fermi “all’anno zero”. Ciò vuol dire che in numerose località italiane la differenziazione non è mai partita, quindi un incremento di 2 punti percentuali su scala nazionale è quasi formidabile. Al contempo, l’anno passato si è riscontrata una riduzione della produzione di rifiuti urbani pro capite dell’1,88%: il valore è passato da 535,78 kg per abitante (2010) a 525,70 kg per abitante nel 2011. Il merito va in gran parte ai cittadini, ma tutto ciò è stato possibile anche grazie al lavoro dei numerosi consorzi che si occupano della raccolta e del recupero dei materiali riciclabili. Nel 2011 si è registrato un sensibile incremento di rifiuti riciclabili conferiti ai consorzi Coreve (vetro), Corepla (plastica) e Cial (alluminio), con il solo Comieco (carta e cartone) in saldo negativo del 2,6%. Nel complesso i consorzi hanno fatturato il 4,68% in più rispetto all’anno precedente, di sicuro è una diretta conseguenza dell’aumento dei corrispettivi, ma lo è ancor di più del miglioramento della qualità del materiale conferito dai cittadini ai centri di smaltimento. Le famiglie si impegnano sempre di più nella differenziazione e i loro sforzi vengono spesso ripagati con sconti sulla TARSU e con l’elargizione, da parte delle regioni, di contributi e risorse per dimunuire la quantità di rifiuti che finiscono abbandonati nelle discariche. Il 4 dicembre scorso la Regione Campania ha annunciato lo stanziamento di 7 milioni e 725mila euro per l'attuazione dei nuovi piani di raccolta differenziata. L’assessore all’ambiente Giovanni Romano, nonché sindaco della città di Mercato San Severino, ha affermato che si provvederà al più presto ad accreditare ai comuni di Calitri (AV), Zungoli (AV), Forino (AV), Pietramelara (CE) e Roccadaspide (SA) le somme necessarie all’avvio della raccolta differenziata. Con l’innesto di questi 5 comuni, quest’anno in tutta la Campania le città finanziate da fondi regionali saranno 47, ed altri 29 comuni possono entrare nella graduatoria per spartirsi il corposo finanziamento pubblico destinato alla raccolta differenziata. Alla luce di tutto ciò, sembra proprio che la Campania sia fortemente intenzionata a mantenere il trend positivo avviato da qualche anno a questa parte, e che voglia finalmente mettere da parte lo stereotipo dei regione piena di “munnezza” affibbiatole dai media.

Giovanni Abbatangelo
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