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Rinnovabili. Una sfida. Ma anche un affare per l’occupazione, l’ambiente e le finanze del Paese (Giovanni Abbatangelo)

Le ultime tendenze di mercato parlano chiaro: gli italiani hanno acquistato nel tempo una sensibilità sempre maggiore per l’utilizzo di energie rinnovabili e per il rispetto ambientale. Il trend è stato sicuramente favorito dal costante aumento della bolletta dell'energia elettrica e dal simultaneo abbassamento dei costi dell'energia “verde”. Fare un investimento nelle rinnovabili in Italia è diventata una pratica piuttosto comune: l'Osservatorio SuperMoney ha di recente rilevato che il 12% degli italiani cerca tariffe di energia proveniente da fonti rinnovabili, mentre 6 mesi fa la popolazione interessata al tema era solo l'8%. L'interesse verso l'energia pulita, grazie dunque ad una diminuzione dei costi, è aumentata in maniera considerevole: l'analisi di SuperMoney ha messo a confronto alcune tariffe di energia tradizionale con le corrispondenti "eco" proposte dalle medesime compagnie. I dati evidenziano una situazione molto positiva: da un lato, i fornitori di energia riescono a proporre offerte competitive per le fonti rinnovabili, con una differenza di prezzo minima rispetto alle tariffe tradizionali (circa 10 centesimi in più al giorno); dall'altra, i consumatori si mostrano ricettivi nei confronti delle forniture ecologiche, segno di una crescente sensibilità ambientale. Tutti i maggiori fornitori di energia guardano con molto interesse al fenomeno, tanto da decidere di adeguare la propria offerta corredandola di tariffe “green”: Sorgenia ha da poco lanciato la sua Opzione “Energia Pulita”, mentre Enel ha creato sia singole offerte per le utenze domestiche come Enel Pura Casa, sia interi rami aziendali dedicati alla ricerca, allo sviluppo e all'installazione di impianti di produzione green.
Un recente studio di AGICI - Finanza di Impresa ha evidenziato un dato estremamente confortante per il futuro del settore: nei prossimi 20 anni i benefici apportati dalle fonti di energia rinnovabile supereranno gli incentivi statali del 50%. Per la precisione, il ricavo derivante da solare, eolico ed affini ammonterà a 228 miliardi di Euro a fronte di una spesa di 152 miliardi, dovuta soprattutto agli incentivi, con un guadagno netto per la Repubblica Italiana pari a 76 miliardi di Euro. Ed i vantaggi economici per la nazione non si fermano qui: la riduzione delle importazioni di combustibili fossili (carbone e gas) faranno risparmiare la bellezza di 70,7 miliardi; 80,3 miliardi deriveranno dalla nuova occupazione (circa 130.000 nuovi posti di lavoro); altri 35 miliardi deriveranno dall’appiattimento della curva di domanda, cioè dalla disponibilità nelle ore diurne di energia gratuita dal fotovoltaico; altri 10 miliardi proverranno dalle minori emissioni di CO2.
In questo scenario rassicurante, il 2013 è iniziato all’insegna di una serie di incentivi rivolti alle aziende, ma anche a chi effettua interventi che servano a migliorare il grado di efficienza energetica di abitazioni e altri immobili. Per il prossimo biennio sono previsti 900 milioni di incentivi l’anno: 700 riservati alle famiglie e aziende e 200 agli enti pubblici. L’ammontare delle sovvenzioni statali non potrà superare il 40% delle spese sostenute per realizzare gli interventi (installazione di impianti a rinnovabili termiche come pannelli solari termici, pompe di calore e caldaie a biomassa) e sarà calcolato in base alla quantità di energia rinnovabile prodotta o al risparmio energetico effettivamente conseguito. La durata dell’erogazione degli incentivi potrà variare tra i 2 e i 5 anni a seconda del tipo di intervento effettuato, mentre non è stato ancora reso noto quando si potranno inviare le domande.
Anche a livello locale non mancano iniziative mirate a favorire la diffusione del rinnovabile: il 18 febbraio scorso la Regione Campania ha dato vita ad una importante legge (nata per iniziativa popolare) per raggiungere lo scopo entro il 2021 di produrre il 60% del fabbisogno dai raggi del sole. La regione, dunque, punta tutto sul solare come fonte primaria di energia per ogni attività civile e produttiva. Sarà molto difficile mantenere la promessa, ma il calendario è già ben definito: per il 2013 si punta ad una copertura del 10% dell’attuale consumo elettrico con fonte solare, per poi raggiungere il 30% nel 2016 ed il 60% nel 2021. Il piano prevede inoltre una graduale dismissione degli attuali impianti di produzione termoelettrica da fonti fossili; l’autosufficienza energetica da fonte solare, entro il 2015, per tutti gli edifici adibiti a pubblico servizio; la promozione della mobilità elettrica, collegata alla produzione di elettricità o idrogeno da energia solare e l'obbligo, per tutti i comuni campani, di dotarsi di Piani energetici solari.
Occorre infine sottolineare che il miglior modo per salvaguardare l'ambiente resta sempre fare un buon uso dell'energia di cui già disponiamo, razionalizzandone e diminuendone il consumo.

Giovanni Abbatangelo
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